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A partire dal 1814-'15, in occasione della guerra contro Gioacchino Murat Re di Napoli, l'Italia assistette ad un continuo transito di truppe provenienti dai territori dell'Impero austro-ungarico e dirette verso l'Italia meridionale, ed al corrispondente flusso di ritorno delle medesime truppe verso nord.
Le municipalità interessate da questo passaggio, così come quella di Bologna, si trovò così nella necessità di organizzarsi per far fronte alle migliaia di uomini (anche diecimila all'anno) che, sulla strada verso il sud, facevano tappa a Bologna, e secondo antiche consuetudini dovevano essere alloggiati e sfamati, così come dovevano essere sfamati e riparati i cavalli al loro seguito.
In genere i transiti vedevano il passaggio di uno o più battaglioni di fanteria, guidati da un colonnello, che procedevano a piedi. Solo gli ufficiali e le truppe specializzate viaggiavano a cavallo o in carrozza. Al seguito dei soldati, procedevano i carriaggi, requisiti di volta in volta sui territori attraversati, unitamente agli animali da tiro ed ai conduttori.
Da Napoli a Loiano, primo posto di sosta nello Stato pontificio per chi proveniva dalla strada di Firenze, i soldati impiegavano all’incirca un mese di cammino. Marciavano attrezzati di tutto punto, recandosi appresso, sulle spalle, tutto il bagaglio e le armi personali, con tappe di circa 20 chilometri al giorno spezzate da soste di un giorno ogni tre o quattro di marcia in punti di tappa predisposti: Bologna era tra questi. In città le truppe sostavano in genere un intero giorno, per ripartire poi alla volta di Malalbergo, diretti verso Ferrara e il Veneto.
Mirtide Gavelli
Fanteria austriaca, disegno colorato su cartoncino, 1848 circa. L’Esercito austriaco, costituito dalle molte etnie dell’Impero, negli anni della Restaurazione fu il puntello fondamentale su cui si resse lo Stato Pontificio, incapace di mantenere l’ordine nei propri territori. La fanteria imperiale vestiva come i figurini proposti: le giubbe bianche comuni a tutti erano contraddistinte dalle mostrine di diversi colori, che ne determinavano i diversi reggimenti. I pantaloni, molto attillati, avevano stimolato la verve bolognese, che aveva ribattezzato i soldati d’oltralpe come i gambini.
Museo civico del Risorgimento di Bologna